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La rivolta sulla frequenza 105,600 MHz

Appropriazione indebita della frequenza 105,6 e programmazione radio infarcita di insulti razzisti, è questa la portata reale e tangibile dell’antenna installata il 17 dicembre scorso ad Alessano, pochi chilometri da Leuca, il capo del finis terrae italiano, il luogo di confine dove Ionio e Adriatico si incontrano. Si sta parlando della vicenda che da un mese esatto coinvolge Radio Padania Libera e il Salento.

Per sommi capi: quali sono i fatti, i protagonisti, le accuse e le risposte? 

Il 17 dicembre 2010 Radio Padania Libera, l’emittente che, com’è noto, dal 1997 è diffusa in tutto il Nord e si fa voce e cassa risonante per l’ideologia del partito leghista, inizia le trasmissioni nel Salento, in particolare in 30 comuni racchiusi nel territorio circostante al capo di Leuca: profondo sud, come si suol dire. Lo fa sfruttando il trasmettitore di Alessano e sovrapponendosi a Radio Nice del gruppo Mixer Media, l’emittente che prima di dicembre, in questa zona d’Italia, trasmetteva regolarmente sul canale 105,6.

I contenuti, appare chiaro da subito, sono decisamente anomali per una radio salentina: accento lombardo – al quale si può anche passare sopra con indifferenza -, ma soprattutto messaggi non certo frutto di analisi e progettazione accurata dello specifico linguaggio radiofonico adatto alle esigenze dei format, infarciti di volgarità, pregiudizi, insulti ai meridionali che si alimentano di quei pregiudizi e quegli stereotipi che della Lega sono da sempre  la linfa vitale. Giuseppe Salvaggiulo su La Stampa del 7 gennaio 2011 descrive in questi termini la programmazione: “melodie celtiche, proclami federalisti, invettive nordiste, rubriche come «Padania, sveglia!» e «Alpini padani»”. Toni e contenuti di tal calibro non sono certo passati indifferenti ai salentini – e crediamo di dover aggiungere, ragionevolmente, ai meridionali in generale -, tanto che la questione è ben presto esplosa e le proteste sono giunte fino ai vertici della politica locale e nazionale.

Prima di parlare di cosa sta succedendo e della serie di manifestazioni che a loro modo cercano di ribellarsi all’emittente, è fondamentale chiarire uno snodo della vicenda. Radio Padania Libera ha comprato la frequenza 105,6, ed è quindi libera di trasmettere in Salento? Non proprio.

La legge italiana prevede un trattamento particolare per due specifiche emittenti, Radio Padania e Radio Maria, entrambe riconosciute come “radio a carattere comunitario”, caratterizzate da “assenza di scopo di lucro” in virtù delle “particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose” di cui si fanno portavoce. Sfruttando questa menzione, l’articolo 74 della Finanziaria del 2001, votato dall’allora governo Berlusconi, con maggioranza di centro desta capeggiata dalla Lega, istituzionalizza il diritto di Radio Padania a occupare gratuitamente frequenze radio, previo un via libera dal ministero. Se non è un privilegio questo… Le comuni emittenti, infatti, pagano cifre piuttosto ingenti per l’acquisto delle frequenze. Ma non è tutto. Nel 2005 viene votata dal governo (ancora una volta di centrodestra, con una buona parte della Lega) la legge che prevede un finanziamento annuo  riservato a Radio Padania e Radio Maria. Questo mentre le altre radio ricevono la propria quota spartita da un totale proveniente da finanziamenti pubblici. Solo invidia? No, perché un incredibile “gap” di questa normativa fa sì che le frequenze acquisite gratuitamente possano essere cedute, o meglio vendute, alle radio commerciali. La compravendita delle frequenze pare, per la Lega, essere soltanto una falsa diceria, ma il Pd ha già avuto modo di confermare l’usanza dei passaggi a pagamento tramite una serie di documenti che ne attesterebbero l’esistenza. Di frode in frode, per motivi da chiarire, la radio leghista ha fagocitato il canale 105,6 storicamente occupato dall’emittente salentina Radiorama.

Una faccenda, insomma, tutta all’italiana, così tipica di quel meridionalismo e atteggiamento da “Roma ladrona” che Radio Padania attacca ferocemente. È davvero l’assurdo. Come è altrettanto assurdo il fatto che una radio che percepisce finanziamenti dallo Stato per il suo carattere comunitario possa trasmettere senza freni quelle che il sindaco di Alessano Gigi Nicolardi, tempestato di telefonate e proteste dei suoi cittadini indignati per i contenuti della radio, racconta come “trasmissioni infarcite di veri e propri attacchi ai meridionali che a loro dire sono i veri responsabili del disastro Italia. I meridionali sono ladri i padani sono onesti, i loro soldi sono puliti [N.d.R. Sottolineiamo la palese contraddizione con quanto spiegato sopra] i nostri sono sporchi, la loro sanità è efficiente la nostra è sprecona, loro pagano le tasse noi le evadiamo, e così via per tutto il giorno, in un crescendo di epiteti e propaganda antimeridionalista” (Salvaggiulo, La Stampa, 7/1/2011).

Tornando all’occupazione indebita del canale radiofonico, le reazioni in Salento sono state molteplici. Il sindaco Nicolardi si è rivolto ai parlamentari, in modo particolare agli onorevoli Teresa Bellanova e Lorenzo Ria. È sceso in piazza anche il Movimento giovanile Regione Salento affiancato dalla popolazione, dai politici di ogni schieramento e dalle associazioni locali: domenica mattina è stata organizzata una manifestazione sotto all’antenna trasmittente, ad Alessano. Il coordinatore del movimento, Claudio Sturdà, forte dello slogan “no al razzismo perché il Salento è terra di accoglienza, no all’illegalità e a chi occupa abusivamente le frequenze”, ha spiegato al Corriere del mezzogiorno.it: “il Salento è terra di cultura e di accoglienza e non può assolutamente sopportare l’ascolto di una emittente xenofoba che definisce i meridionali: pidocchiosi e mafiosi”.

La protesta è attiva anche da parte dell’editore salentino Paolo Pagliaro, a capo delle radio e tv del gruppo Mixer Media (che include Rama, Manbassa, Nice, Jetradio, Salento, Telerama e Telerama 1), il quale ha deciso di trasmettere, contro la deriva xenofoba di Radio Padania, l’inno di Mameli a reti unificate e su tutte le frequenze del gruppo, ogni giorno alle ore 16.00 a partire dall’8 gennaio.

Il Salento rivendica la necessaria legalità nella vicenda dell’occupazione abusiva delle frequenze, per questo motivo, oltre all’appello ai parlamentari, Pagliaro si è dichiarato pronto a denunciare la situazione al Tar: “Ecco a voi i leghisti violenti, voraci, arraffoni, illiberali, furbacchioni, aspiranti colonizzatori, che non (ri) conoscono la Costituzione Italiana e che la violano con disprezzo. Violenti perché hanno ottenuto grazie alla gestione del potere l’opportunità di un sopruso-abuso” (Corriere salentino.it). È già stata inviata una diffida al Ministero delle Comunicazioni, saranno dunque eseguiti i relativi accertamenti ed è previsto per questa settimana il regolare ricorso al Tar. A difesa di Mixer Media l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che farà leva, nella sua denuncia, sull’incostituzionalità delle norme che permettono a una radio dalla fittizia utilità sociale di abusare dei propri privilegi per scopi opposti a quelli previsti dalla legge. “Nessuno pensa di dover impedire a Radio Padania di fare o dire ciò che pensa anche qui dalle nostre parti” – ha voluto specificare sulla Gazzetta del Mezzogiorno.it il deputato Ugo Lisi del Partito delle Libertà – “tuttavia credo che la libera espressione di questa emittente non possa avvenire a scapito delle emittenti salentine, specie Radiorama che racconta questa terra con le sue storie e le sue virtù”.

Mentre a livello nazionale la vicenda è poco seguita e l’emittente padana non sembra preoccuparsi della rivolta in corso, Il caso per il momento è arrivato in Consiglio regionale. Così ne parla il vicepresidente della giunta Loredana Capone su Nuovo Quotidiano di Puglia.it: “da un lato le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, dall’altro norme finalizzate a tutelare la diffusione del verbo politico di un partito che parla contro la capitale ”Roma ladrona” e contro il Sud. Radio Padania parla senza avere il pudore di ricordare che cresce con le tasse di tutti gli Italiani, prendendo 500mila euro l’anno di contributo, e lo fa utilizzando una norma, fatta ad hoc, che sostanzialmente rischia di legittimare l’appropriazione indebita di frequenze”. La ricorrenza delle celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita stride con questa situazione, lo sottolinea la Capone: “occorre fare riflessioni serie per rinsaldare l’Unità del Paese. Ancora oggi ci sono tanti nodi da sciogliere, pregiudizi spesso strumentali e ancora più spesso frutto di ignoranza pervadono i ragionamenti di tanti. Perciò affronteremo la questione in Consiglio regionale, augurandoci che in queste emittenti, in particolare, sia dato il giusto rilievo ai nostri giovani che vincono premi nazionali per l’innovazione, alle nostre imprese che affrontano sacrifici sempre più grandi, alle nostre università”. Al di là del comprensibile riferimento alla situazione salentina, si scorge nella sua riflessione anche la preoccupazione per il prevalere di opinioni e vere e proprie ideologie sempre più spesso costruite su stereotipi fantoccio, che impediscono di analizzare criticamente la realtà e agire in direzione di un suo miglioramento.

Comunque vada a finire questa storia (noi ci auguriamo che venga riconosciuta l’illegalità dell’insediamento leghista sulle frequenze salentine), la radio – da sempre il medium libero per eccellenza – ne uscirà ferita e offesa per un tentativo di sopruso violento e prepotente. A danno dei salentini e di tutti i meridionali, ma ancora di più, democraticamente parlando, a danno di una regolamentazione che gestisce la libertà di informazione nel Paese. Sono sufficienti potere politico ed economico per levare voce a un’emittente e prevaricare con quella che, a discapito della legge, è tutto fuori che una radio con finalità comunitarie. Comunitarie in senso lato, cioè inerenti all’interesse dell’Italia intera, non di una comunità ristretta e selezionata che ruota intorno a un partito e che, peraltro, fa propaganda illegalmente.

Il Cetto La Qualunque di Antonio Albanese sembra uscire dai confini del suo “ideale” meridione, e rivelarsi a suo agio in tutta Italia. Perché è questo il risultato finale: diffusione del gioco sporco ovunque, forte di pregiudizi e capri espiatori, laddove né la politica né tantomeno l’informazione sono più baluardi della democrazia. E chiudiamo a tal proposito con il commento che il presidente della Camera Fini ha fatto a Che tempo che fa domenica 16 gennaio: “La legalità è il presupposto di ogni democrazia. […] C’è il rischio di un discredito complessivo di tutte le istituzioni […] non è un mistero che la credibilità complessiva delle istituzioni sta calando. […] Non è un problema delle opposizioni, del governo, della destra, della sinistra, è un problema di tutta la politica”.

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