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Il Bel Paese: cruciale comunicare l’arte

 

L’Italia, ovvero il Bel Paese, una nazione ricca di tradizioni culturali e artistiche. Terra di Michelangelo, di Giotto, di Brunelleschi. Uno Stato che è un museo a cielo aperto, sul cui territorio si sono alternate popolazioni con culture e tradizioni differenti, uomini che hanno profondamente modificato e arricchito il paesaggio, lasciando una testimonianza della loro esistenza. Una nazione da scoprire, in cui anche il più piccolo paese può celare un tesoro di ineguagliabile valore.

Pompei, scorcio di un interno

Pompei, scorcio di un interno

Il governo italiano ha tagliato i finanziamenti alla cultura per il 2011 e molti articoli di giornale si sono soffermati sulle problematiche di sopravvivenza di alcuni complessi museali, sui crolli verificatesi a Pompei e sulle precarie condizioni di siti archeologici che necessitano al più presto di opere di restauro/recupero. Non si vuole certo giudicare qui l’operato dell’attuale Ministro dell’Economia che, come tutti i suoi predecessori, ha il difficile compito di smistare la risorse dello Stato tra i differenti ministeri, cercando, il più possibile, di mantenere un pareggio di bilancio tra entrate e uscite annuali. Un ruolo certo reso ancora più complicato dall’eccezionale portata del debito pubblico italiano, che, oggi, è pari al 116% del Pil(www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html) . D’altra parte, non si può dimenticare che la peculiare situazione italiana si inserisce in un contesto europeo e mondiale di profonda crisi economica: cassa integrazione, licenziamenti, disoccupazione giovanile sono ormai diventate parole chiave non solo del dibattito pubblico, ma anche della vita quotidiana privata di tanti cittadini. Proprio in questa cornice così complessa bisogna contestualizzare i tagli alla cultura: al fine di elaborare un’opinione più completa, però, questi elementi non sono sufficienti; è, infatti, utile considerare altre tessere del mosaico complessivo, come il valore del nostro patrimonio storico-artistico.

L’arte e i siti archeologici hanno un valore intrinseco immenso: sono testimonianza di un passato più o meno lontano, opere del genio creativo di personalità eccezionali, ma non è tutto. Rispondono a bisogni umani psichici profondi, suscitano sentimenti di stupore, con la loro bellezza sanno distrarre la mente dalle preoccupazioni quotidiane, svolgono una funzione educativa e didattica e, se questo non fosse ancora sufficiente, hanno un valore economico. Ebbene sì, il patrimonio storico artistico ha un valore monetario, diretto e indiretto. Gli introiti diretti fanno certamente riferimento ai biglietti dei visitatori paganti che, però, è bene dirlo, non sempre sono sufficienti a coprire tutte le spese di gestione dei complessi museali e/o archeologici; il finanziamento esterno, pubblico o privato, si rende, quindi, necessario. Il fatto che il patrimonio culturale non sia sempre ‘autosufficiente’ non deve far pensare che le sovvenzioni statali siano una gentile concessione a fondo perso. I visitatori dei musei, dei complessi archeologici, delle città d’arte non spendono esclusivamente i soldi del biglietto d’ingresso, ma alimentano a ben vedere il circuito del turismo di alcune aree più o meno vaste, garantendo la sopravvivenza di alberghi e altri esercizi commerciali. I centri più artisticamente e culturalmente ricchi sono anche quelli che hanno maggiori chance di attrarre più studenti e più imprese in un quello che può essere visto come un circolo virtuoso. Gli studenti universitari, infatti, scelgono la sede universitaria, in base alla qualità dell’ateneo, ma anche facendo riferimento alla vivibilità e alle risorse offerte dal territorio. Le imprese considerano positivamente la presenza di lavoratori altamente qualificati e i loro manager hanno l’ambizione di vivere in una città all’altezza delle loro aspettative e standard di vita. Appare, quindi, importante continuare a investire, a livello pubblico, nella cultura sia per il suo inestimabile valore intrinseco sia per il suo ritorno economico.

Firenze, Palazzo Vecchio sullo sfondo delle due ali della Galleria degli Uffizi

Firenze, torre di Palazzo Vecchio incorniciata dalle due ali della Galleria degli Uffizi

Non dimentichiamo, inoltre, che il bilancio di alcuni siti è ampiamente in attivo, basti pensare al Colosseo che è recentemente salito agli onori delle cronache in virtù della sponsorizzazione di Della Valle per operarne un complessivo restauro. Questo recente avvenimento consente di tirare alcune somme: in un contesto in cui lo Stato e gli enti pubblici sovvenzionano sempre meno la cultura e l’arte, il ruolo svolto dalle sovvenzioni e dalle sponsorizzazioni private acquisisce un maggior peso e, con esso, diventano sempre più cruciali la comunicazione e l’informazione sull’attuale condizione in cui versano i beni storico-artistici. ‘Far conoscere’ è il presupposto essenziale per suscitare l’interessamento di qualche privato, che, finanziando gli interventi di restauro, può così aspirare ad ottenere in cambio un buon ritorno d’immagine, grazie al risalto mediale del suo finanziamento.

Probabilmente, alcuni storceranno il naso, ma, si sa, oggi come oggi, nessuno si impegna senza avere un ritorno: cerchiamo almeno di sfruttare questa logica per tutelare il magnifico patrimonio che i secoli trascorsi ci hanno lasciato in gestione.

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