D come Design, D come Donna


Berlino. Si è conclusa da poco più di un mese la nona edizione del DMY International Design Festival, che dal 1 al 5 giugno ha fatto dell’aeroporto Tempelhof il regno della creatività. La sorellina minore della prestigiosa Settimana del Design di Milano ha riunito in un’unica location decine e decine di idee geniali e oggetti accattivanti. A riprova del fatto che il design è questione di stile misto a confort e originalità, gli stand dell’evento hanno ospitato proposte che vanno a sdrammatizzare, se non a semplificare, il vivere quotidiano: dalla poltrona con coperta incorporata all’armadio ad incastro, dalle scarpe ripiegabili come calzini alla chaise longue con annessa libreria, il multiuso è un diktat da rispettare e reinterpretare. La libertà di espressione fluisce copiosa da ogni singola opera esposta, piccoli e grandi manufatti al confine tra arte contemporanea e prodotto di consumo. Come la lampada fatta di posate o la sedia composta da palline antistress multicolor. C’è spazio anche per intuizioni che strizzano l’occhio all’universo della moda, è il caso dei tronchetti che si chiudono ermeticamente per preservare il calore dei piedi anche a temperature sotto lo zero, o dell’abito da donna total white dal tocco avveniristico. Il futuro del design è il tema principale del festival, nella capitale europea più attenta alle esigenze dei giovani i protagonisti sono proprio gli under 30 che tra workshops, incontri e presentazioni di prototipi si sono avvicendati e intrecciati come creativi e come pubblico.

L’evento teutonico ha riacceso i riflettori su un universo che si compone di molteplici sfaccettature. Una declinazione “color pesca” del mondo del design ce la regala l’olandese Kiki Van Eijk, con il suo sguardo prettamente femminile.

Classe 1978, laureata a ventidue anni presso la Design Academy di Eindhoven, mostra con suoi lavori un perfetto connubio di passato presente e futuro, frutto di attente riflessioni sull’uso dei colori, dei motivi e delle consistenze. Protagonista di una video intervista su Yoox, rivela le fonti di ispirazione del suo gusto fiabesco nell’elaborazione dei materiali: “Per i miei progetti indipendenti traggo ispirazione dalle cose più disparate ma generalmente sono gli oggetti che usiamo tutti i giorni a catturare la mia attenzione, al primo sguardo non rivelano molto ma se osservati da più vicino si scopre qualcosa di speciale. Puo’ trattarsi di un pezzo d’antiquariato, un’antica forchetta magnificamente fabbricata o un semplice bottone. Per esempio ho trovato una scatola con bottoni di tutti i tipi, di diversi colori e materiali appartenuta a mia nonna e l’ho usata per fare una tovaglia. Non vengo letteralmente ispirata dalla natura ma trovo importante viverci […] non ottieni l’ispirazione da un fiore ma semplicemente perché ti trovi in un altro mondo. Quando ho bisogno di idee a volte mi allontano dal mio studio e passo la giornata in giardino e molto spesso le mie creazioni hanno una forma organica semplicemente perché si allineano meglio alle mie idee.”

Ecco una serie di lavori dell’artista diventata famosa grazie al “Kiki Carpet” :

Brick carpet

Murano glass object

Installazione: The Nursery

Per ascoltare e vedere l’intervista rilasciata a Yoox:

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